PALAZZO STARITA, BARI | 13 MAGGIO - 14 GIUGNO 2026
VOLTO VERSO
Mostra antologica di Corrado Veneziano
A cura di Francesca Barbi Marinetti
Si ringraziano:
Fondazione Puglia
Comune di Bari, Città metropolitana di Bari, Presidenza della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Puglia Cultura e Territorio, FAI, Associazione culturale D.d'Arte, Iacovelli and Partners
con il supporto di:
Masseria Verbena, Associazione Ricciotto Canudo, Abitare Canario.
Main sponsor: Floriana Iacovelli Handmade Jewels Bari.
DIDASCALIE ANDRONE E PRIMO PIANO
Captions entrance hall and first floor
Captions second floor


I CICLI PITTORICI
The pictorical cycles
Nell’allestimento di questa mostra, abbiamo preferito seguire una linea estetica e cromatica – anche di dialogo tra le opere – anziché optare per quella anagrafica e biografica. Questo ha significato inserire spesso (nella medesima stanza) tele appartenenti a cicli diversi, di cui però il visitatore comprenderà certamente il riferimento di appartenenza.
Qui di seguito, una presentazione sintetica delle differenti fasi di elaborazione e produzione delle opere qui esposte
In designing this exhibition, we preferred to follow an aesthetic and chromatic approach—one that fosters dialogue between the works—rather than opting for a biographical or chronological approach. This meant frequently displaying (in the same room) canvases from different cycles, though visitors will certainly understand their respective origins. Below is a brief presentation of the different stages of development and production of the works exhibited here.
1. I NON LUOGHI
Ho cominciato a dipingere avvicinandomi a oggetti casuali – quotidiani, consueti, anche banali – per cercare (e talora trovare) una qualche forma di dolcezza, di poesia.
I began painting by approaching random objects—everyday, familiar, even banal: tiny tiles on a peeling wall, pieces of asphalt soaked by the rain, trapdoors so rusted they evoked copper-plated bronze, children's games drawn with chalk on concrete…—to seek (and sometimes find) some form of sweetness, of poetry.
2. ISBN, CODICI, SEGNI
Il passaggio dai non-luoghi verso i bar-code mi è arrivato automatico. Ho pensato che anche loro – i codici a barre: seriali, matematici, freddi – potessero offrire uno spunto estetico e creativo. Ho privilegiato soprattutto gli ISBN letterari dei libri che ho amato, proposti nella loro lingua originaria, rendendoli graffi, linee infantili, colonne fragili e delicate…
The transition from non-places to barcodes came naturally to me. I thought they too—barcodes: serial, mathematical, cold—could offer aesthetic and creative inspiration. I especially favored the literary ISBNs of books I loved, presented in their original language, transforming them into scratches, childish lines, fragile and delicate columns...
3. ACUMINATI
Il genocidio ebraico a opera di nazisti e fascisti mi ha toccato dalla infanzia, con le prime letture del diario di Anna Frank. E i miei lavori su legno qui esposti, che mimano un cielo stellato zeppo di numeri e marchi feroci, rappresentano la mia reazione artistica più sincera a quell’evento tragicamente memorabile. (Devo confessare il mio profondo, incredulo avvilimento per ciò che alcuni tra gli eredi di questo popolo stanno ora spietatamente comminando a migliaia e migliaia di esseri inermi…)
The Jewish genocide perpetrated by the Nazis and Fascists touched me from childhood, with my first readings of Anne Frank's diary. And my works on wood exhibited here, which mimic a starry sky filled with ferocious numbers and markings, represent my sincerest artistic reaction to that tragically memorable event. (I must confess my profound, incredulous dismay at what some of the heirs of this people are now mercilessly inflicting on thousands upon thousands of defenseless beings...)
3. PÌETAS
In queste mie opere, c’è una contraddizione latente di cui sono consapevole: da un lato (da ateo, ma seguendo il monito di Paul Ricoeur ed Emmanuel Levinas) ho cercato “Cristo nel volto dell’<altro>”: di chiunque, anche del più spregevole. Dall’altro lato, ho tenuto vivo l’esercizio dello sdegno: quello che porta, in alcuni casi, a non voler giustificare o perdonare. In alcune tele, però, mi soffermo su un momento – quello della morte: del corpo ormai esanime – laddove anche il peggiore tra gli uomini credo meriti una sospensione di odio. Qualcosa che assomigli a un sentimento di partecipe pietà.
In these works, there is a latent contradiction of which I am aware: on the one hand (as an atheist, but following the admonition of Paul Ricoeur and Emmanuel Levinas), I have sought "Christ in the face of the <other>": anyone, even the most despicable. On the other hand, I have kept alive the exercise of disdain: the kind that leads, in some cases, to a refusal to justify or forgive.
In some canvases, however, I linger on a moment—that of death: of the now lifeless body—where even the worst of men, I believe, deserves a suspension of hatred. Something that resembles a feeling of compassionate pity.
An exception (a true reversal of meaning) is represented by the shroud in which a young girl rests, with its proud solemnity.
5. LEONARDO ATLANTICO
Mi sono avvicinato con pudore a Leonardo da Vinci e al suo – ricchissimo, immenso – Codice Atlantico. L’ho studiato. Ne ho ripreso spunti per un possibile, ideale sviluppo figurativo e cromatico. Infine ho letto il suo Trattato sulla pittura, con la frase più ripetuta secondo cui “la pittura è filosofia!”. E il mio lavoro di artista è proseguito più veloce, gratificato, felice.
I approached Leonardo da Vinci and his immense, rich Codex Atlanticus with modesty. I studied it. I drew inspiration from it for a possible, ideal figurative and chromatic development. Finally, I read his Treatise on Painting, with its oft-repeated phrase: "Painting is philosophy!" And my work as an artist continued more quickly, more gratifyingly, and happily.
6. LA DIVINA COMMEDIA, E ALTRE VISIONI
Dante Alighieri ci ha regalato una lingua – quella italiana – con la quale ancora oggi scriviamo e pronunciamo le nostre parole. Ci ha consegnato però anche un immaginario potente, ricco di figure-luoghi-eventi su cui si è consolidato un modello letterario, filosofico, psicologico (e molto altro) di cui siamo eredi e testimoni. Nelle opere che gli ho dedicato, ho messo (ho dovuto mettere) di tutto: dalla tensione figurativa ai codici editoriali, dalla enfasi cromatica alla indeterminatezza dei sogni e dei fantasmi. L’universo profondo che la sua poesia ispira.
Dante Alighieri gave us a language—Italian—in which we still write and speak today. But he also gave us a powerful imagery, rich in figures, places, and events that consolidated a literary, philosophical, psychological (and much more) model of which we are heirs and witnesses. In the works I dedicated to him, I have included (had to include) everything: from figurative tension to editorial codes, from chromatic emphasis to the indeterminacy of dreams and ghosts. The profound universe that his poetry inspires.
7. DIPINGENDO CAVALCASELLE. DI TERSA MANO
Giovanni Battista Cavalcaselle (1819 – 1897) ha permesso, attraverso migliaia di annotazioni-schizzi-comparazioni, la riscrittura (veritiera, solida) di importanti paternità artistiche: i falsi Tiziano, le corrette attribuzioni di Bellini in luogo di Giorgione, di Antonello da Messina e non Van Eyck…
Ho preso spunto dai suoi disegni (a matita, a penna, su libriccini) e ho cercato una mediazione figurativa che modernamente tenesse assieme i suoi schizzi e allo stesso tempo gli originali a cui si riferiva: un lavoro entusiasmante di terza (spero anche “tersa”) artistica mano.
Giovanni Battista Cavalcaselle (1819–1897), through thousands of annotations, sketches, and comparisons, enabled the (truthful, solid) rewriting of important artistic authorships: the false Titians, the correct attributions of Bellini instead of Giorgione, of Antonello da Messina and not Van Eyck…
I took inspiration from his drawings (in pencil, pen, and notebooks) and sought a figurative mediation that would, in a modern way, unite his sketches and, at the same time, the originals he referred to: an exciting work of third (and, I hope, "tersa": very clean) artistic hand.
8. VISSE D’ARTE
In occasione del Centenario della morte di Giacomo Puccini, ho lavorato alle 12 sue opere liriche, dialogando con pentagrammi e spartiti musicali. Ho accentuato la cromaticità (vocabolo musicale oltre che pittorico); ho raffigurato dettagli emblematici e simbolici (la farfalla per Madama Butterfly, una statua di Castel sant’Angelo per Tosca, un muro umido denso di spiritualità per la Bohème…); ho desemantizzato i puntini fedeli che segnano le note musicali.
Insomma, ho cercato di stare dietro (seguire? inseguire?) la ricchezza del geniale compositore lucchese.
On the centenary of Giacomo Puccini's death, I worked on his 12 operas, engaging with musical staves and scores. I accentuated the chromaticism (a musical as well as pictorial term); I depicted emblematic and symbolic details (the butterfly for Madama Butterfly, a statue on Ponte Sant'Angelo for Tosca, a damp wall brimming with spirituality for La Bohème...); I de-semanticized the faithful dots that mark the musical notes.
In short, I tried to keep pace with (follow? chase?) the richness of the brilliant composer from Lucca.
9. CINQUE PEZZI FANTASTICI
È stata una rivoluzione, una congiuntura straordinaria, quella che ha segnato la divaricazione tra animali umani e animali non umani. Figli dello stesso lancio di dadi, noi cosiddetti umani ce ne siamo allontanati per poi cominciare ad antropomorfizzarli: affidando a pesci, volatili, quadrupedi, il compito di educarci, impaurirci, redimerci. Ho ripreso (soprattutto) questo lavoro di attaccamento-respingimento della cultura ellenistica e latina, ma ho indugiato soprattutto sulla visionarietà medievale. Che, grazie alla potenza immaginifica della religione cattolica, ne ha rimodellato le fattezze rendendoli inquietanti, infantili, bellissimi. Io li ho ricombinati-alterati-reinterpretati, impegnandomi a mantenerne la potenza più fantastica, più vera.
It was a revolution, an extraordinary moment, that marked the divergence between human and nonhuman animals. Born from the same roll of the dice, we so-called humans distanced ourselves from them and then began to anthropomorphize them: entrusting fish, birds, and quadrupeds with the task of educating, frightening, and redeeming us. I have (above all) returned to this work of attachment-rejection of Hellenistic and Latin culture, but I have focused especially on medieval visionary art. Thanks to the imaginative power of the Catholic religion, it reshaped their features, making them disturbing, childlike, and beautiful. I have recombined, altered, and reinterpreted them, striving to maintain their most fantastical, most authentic power.
10. YESHU’A
Mi sono interrogato sul volto di Cristo: l’immagine più rappresentata, la più raffigurata, e allo stesso tempo priva di testimonianze visive plausibili. Poi mi sono chiesto (se tornasse sulla terra) dove sceglierebbe di vivere. Me lo sono immaginato tra le coordinate geografiche dei luoghi del dolore: il suo volto bello ma allo stesso incredulo, tra i confini della Palestina, o tra quelli ucraini, di Lampedusa…
Un ultimo quadro (il più grande, con le coordinate geografiche della Terra, nella sua interezza) è dedicato invece all’Anello di San Pietro pescatore. Si tratta di un’opera arricchita dal patrocinio del Vaticano e del Comitato giubilare 2025, e dedicato a chiunque lanci reti, costruisca relazioni umane, orizzonti di pace.
I wondered about the face of Christ: the most represented image, the most depicted, and yet devoid of plausible visual evidence. Then I asked myself (if he were to return to earth) where he would choose to live. I imagined him among the geographical coordinates of places of pain: his beautiful yet incredulous face, between the borders of Palestine, or the Ukrainian ones, of Lampedusa...
A final painting (the largest, with the geographical coordinates of the Earth, in its entirety) is dedicated to the Ring of Saint Peter the Fisherman. This work is enriched by the patronage of the Vatican and the 2025 Jubilee Committee, and is dedicated to anyone who casts nets, builds human relationships, and opens horizons of peace.
11. TURANDOT IL MIO NOME È AMORE
È il ciclo per me più recente (e dunque quello con il numero più alto di opere presenti) ed è dedicato al Centenario del suo debutto, avvenuto il 25 aprile del 1926. Esattamente in questa ricorrenza ho esposto a Milano (alla Scala) e a Lucca (nel teatro del Giglio Giacomo Puccini) una larga parte del ciclo pittorico. Che però in modo integrale rendo visibile per la prima volta a Bari, per questa mostra.
This is my most recent cycle (and therefore the one with the largest number of works) and is dedicated to the Centenary of his debut, which took place on April 25, 1926. To mark this anniversary, I exhibited a large portion of the pictorial cycle in Milan (at the Teatro alla Scala) and Lucca (at the Teatro del Giglio Giacomo Puccini). However, I am making it visible in its entirety for the first time in Bari, for this exhibition.
Volto Verso
Partiamo dal titolo, che si può intendere come “viso, verso poetico” oppure come “rivolto a, in direzione di…”. D’impronta il titolo ci rivela qualcosa sul genere di attenzione che ha Corrado Veneziano per le parole e per i segni: un’attenzione osmotica.
Per Veneziano, negli anni, l’esercizio della pittura è stato accompagnato da quello della scrittura, e dello studio di entrambe le forme. Nell’ultimo decennio ha preso il sopravvento l’arte visiva ma senza declassare, dimenticare o escludere l’altra. Il dipingere è in primo luogo un mezzo sublime e di grande appagamento per la sua attitudine alla ricerca. Uno strumento di avvicinamento ai grandi Maestri, gentile e impegnato, un gioco sfidante per tradurre in modi inattesi i codici della contemporaneità, compresi quelli più nascosti, ovvero mescolati all’ovvio della quotidianità, che la mente non registra quasi fossero trasparenti, come i QRcode, o i codici a barre.
L’arte di Veneziano procede per grandi cicli: non luoghi, icone, loghi, pietas, ISBN, Leonardo, Dante, e con Cavalcaselle i maestri del rinascimento. Infine Giacomo Puccini, con un affondo su Turandot di cui quest’anno ricorre il centenario dalla prima messa in scena.
Per Palazzo Starita a Bari (città di adozione negli anni di formazione, matrice di vita ed esperienze primarie) Veneziano ha scelto di esporre un’antologica. Non è un caso, quando si torna dove si è cresciuti si accende più forte il desiderio di raccontarsi, di ri-presentarsi con la statura della propria interezza. Non a caso, ancora una volta, l’unica altra antologica l’ha prodotta qualche anno fa per Matera, provincia della sua città natale, che è Tursi.
La spinta creativa di Corrado Veneziano è una sussurrata ma potente istanza di scotimento e provocazione. L’occasione di un’estesa mostra antologica evidenzia quanto il filo d’oro della sua ricerca sia una co-articolazione dell’immaginario e dei codici linguistici in un contesto visionario capace di spostare lo sguardo dal confort di un’estetica classica, dunque familiare, a nuovi sentieri di pensiero interpretativo.
Nel suo rivolgersi ai grandi maestri non si confronta soltanto con la indiscutibile statura di ognuno di essi ma - con certosina costanza da archeologo dei linguaggi - rileva ciò che in apparenza si mostra come dettaglio o sfumatura per rivelarsi poi caposaldo di attuali aperture ermeneutiche.
L’autorialità che emerge dai tratti riconoscibili di opere che hanno sancito l’estetica del canone classico s’innerva in un dialogo vitale con la contemporaneità attraverso la testimonianza di schizzi e annotazioni, come nella serie Cavalcaselle, che Veneziano fa incrociare con altri simboli e linguaggi.
La multidisciplinarità e la scrittura inversa di Leonardo da Vinci aprono l’orizzonte allo sguardo plurale sulle cose che compongono il mondo e alla potenzialità progettuale dell’approccio analitico attraverso lo studio delle forme in una dimensione compositiva atemporale, sospesa e metafisica.
Le icone dell’arte compenetrano provocatoriamente quelle della contemporaneità così come, al contrario, la trama nascosta di dettagli insignificanti del mondo attuale rivelano l’imperturbabile forza di icone universalmente riconosciute.
Codici d’uso commerciale, ISBN, si mescolano agli endecasillabi danteschi, così come le distanze vengono sonoramente accorciate dalla presenza appuntata dell’intermittenza del Morse.
Tra ordine e disordine, tra la bellezza del rinascimento italiano e l’incompiutezza dovuta al nuovo passo della velocità dell’oggi, le tele di Veneziano sono un invito ad entrarvi: un ambiente elegante e rigoroso, visionario e possibilista, provocatorio e solenne, dove la contraddizione lascia farsi spiegare dall’ermeneutica in un gioco erudito ma avvicinabile a tutti.
Francesca Barbi Marinetti
BIOGRAFIA CORRADO VENEZIANO
Corrado Veneziano’s Biography
Corrado Veneziano (PhD in Arte), ha presentato le sue mostre personali in Italia e all’estero. Tra queste ricordiamo Segni, su invito del Governo cinese, Leonardo Atlantico, con il patrocinio del Museo del Louvre e della Biblioteca Ambrosiana di Milano, Dante e altre visioni, con il sostegno del Ministero della Cultura, Dipingendo Cavalcaselle, presentata al Museo nazionale romano Palazzo Altemps e alla Biblioteca nazionale Marciana di Venezia, Visse d’arte, sostenuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Numerose tele dei suoi cicli pittorici sono catalogate ed esposte al pubblico in Musei statali americani, europei, africani, asiatici.
Una sua opera è diventata il Logo della Rai (2017: Prix Italia) e un’altra (2021) è diventata il francobollo dello Stato italiano dedicato all’Inferno. Tra gli autori dei suoi cataloghi e curatori, ricordiamo Achille Bonito Oliva, Marc Augé, Francesca Barbi Marinetti, Derrick de Kerckhove, Raffaella Salato, Wu Weidung.