VOLTO VERSO
Mostra antologica di Corrado Veneziano
Ogni didascalia racconta una storia, guidandoti attraverso le emozioni e i dettagli dell'esposizione.
Testi di FRANCESCA BARBI MARINETTI,
ACHILLE BONITO OLIVA. MARC AUGÉ, CORNELIA BUJIN
LUCIA CALZONA, DERRICK DE KERCKHOVE, CINZIA GUIDO
SONIA MARTONE. RAFFAELLA SALATO E WU WEIDUNG


INDICE di un percorso, un progetto…
1. I NON LUOGHI, STRALCI DAI TESTI CRITICI DI ACHILLE BONITO OLIVA E MARC AUGÈ
Ho cominciato a dipingere avvicinandomi a oggetti casuali – quotidiani, consueti, anche banali – per cercare (e talora trovare) una qualche forma di dolcezza, di poesia.
2. NON LUOGHI > LOGHI, STRALCI DA DERRICK DE KERCHOVE
Ho giocato con i marchi della contemporaneità: provocazioni spesso irridenti o ironiche, e in alcuni casi (soprattutto per le opere dedicate alla devastazione di Palmira) severe.
3. ISBN, CODICI, SEGNI, STRALCI DA WU WEIDUNG
Il passaggio dai non-luoghi verso i bar-code mi è arrivato automatico. Ho pensato che anche loro – i codici a barre: seriali, matematici, freddi – potessero offrire uno spunto estetico e creativo. Ho privilegiato soprattutto gli ISBN letterari dei libri che ho amato, proposti nella loro lingua originaria, rendendoli graffi, linee infantili, colonne fragili e delicate…
4. PÌETAS
In queste mie opere, c’è una contraddizione latente di cui sono consapevole: da un lato (da ateo, ma seguendo il monito di Paul Ricoeur ed Emmanuel Levinas) ho cercato “Cristo nel volto dell’<altro>”: di chiunque, anche del più spregevole. Dall’altro lato, ho tenuto vivo l’esercizio dello sdegno: quello che porta, in alcuni casi, a non voler giustificare o perdonare. In alcune tele, però, mi soffermo su un momento – quello della morte: del corpo ormai esanime – laddove anche il peggiore tra gli uomini credo meriti una sospensione di odio. Qualcosa che assomigli a un sentimento di partecipe pietà.
5. ACUMINATI, STRALCI DA RAFFAELLA SALATO
Il genocidio ebraico a opera di nazisti e fascisti mi ha toccato dalla infanzia, con le prime letture del diario di Anna Frank. E i miei lavori su legno qui esposti, che mimano un cielo stellato zeppo di numeri e marchi feroci, rappresentano la mia reazione artistica più sincera a quell’evento tragicamente memorabile. (Devo confessare il mio profondo, incredulo avvilimento per ciò che alcuni tra gli eredi di questo popolo stanno ora spietatamente comminando a migliaia e migliaia di esseri inermi…)
6. LEONARDO ATLANTICO, STRALCI DA FRANCESCA BARBI MARINETTI
Mi sono avvicinato con pudore a Leonardo da Vinci e al suo – ricchissimo, immenso – Codice Atlantico. L’ho studiato. Ne ho ripreso spunti per un possibile, ideale sviluppo figurativo e cromatico. Infine ho letto il suo Trattato sulla pittura, con la frase più ripetuta secondo cui “la pittura è filosofia!”. E il mio lavoro di artista è proseguito più veloce, gratificato, felice.
7. LA DIVINA COMMEDIA, E ALTRE VISIONI, STRALCI DA FRANCESCA BARBI MARINETTI
Dante Alighieri ci ha regalato una lingua – quella italiana – con la quale ancora oggi scriviamo e pronunciamo le nostre parole. Ci ha consegnato però anche un immaginario potente, ricco di figure-luoghi-eventi su cui si è consolidato un modello letterario, filosofico, psicologico (e molto altro) di cui siamo eredi e testimoni. Nelle opere che gli ho dedicato, ho messo (ho dovuto mettere) di tutto: dalla tensione figurativa ai codici editoriali, dalla enfasi cromatica alla indeterminatezza dei sogni e dei fantasmi. L’universo profondo che la sua poesia ispira.
8. DIPINGENDO CAVALCASELLE. DI TERSA MANO, STRALCI DA LUCIA CALZONA
Giovanni Battista Cavalcaselle (1819 – 1897) ha permesso, attraverso migliaia di annotazioni-schizzi-comparazioni, la riscrittura (veritiera, solida) di importanti paternità artistiche: i falsi Tiziano, le corrette attribuzioni di Bellini in luogo di Giorgione, di Antonello da Messina e non Van Eyck…
Ho preso spunto dai suoi disegni (a matita, a penna, su libriccini) e ho cercato una mediazione figurativa che modernamente tenesse assieme i suoi schizzi e allo stesso tempo gli originali a cui si riferiva: un lavoro entusiasmante di terza (spero anche “tersa”) artistica mano.
9. VISSE D’ARTE, STRALCI DA CINZIA GUIDO E SONIA MARTONE
In occasione del Centenario della morte di Giacomo Puccini, ho lavorato alle 12 sue opere liriche, dialogando con pentagrammi e spartiti musicali. Ho accentuato la cromaticità (vocabolo musicale oltre che pittorico); ho raffigurato dettagli emblematici e simbolici (la farfalla per Madama Butterfly, una statua di Castel sant’Angelo per Tosca, un muro umido denso di spiritualità per la Bohème…); ho desemantizzato i puntini fedeli che segnano le note musicali.
Insomma, ho cercato di stare dietro (seguire? inseguire?) la ricchezza del geniale compositore lucchese.
10. CINQUE PEZZI FANTASTICI
È stata una rivoluzione, una congiuntura straordinaria, quella che ha segnato la divaricazione tra animali umani e animali non umani. Figli dello stesso lancio di dadi, noi cosiddetti umani ce ne siamo allontanati per poi cominciare ad antropomorfizzarli: affidando a pesci, volatili, quadrupedi, il compito di educarci, impaurirci, redimerci. Ho ripreso (soprattutto) questo lavoro di attaccamento-respingimento della cultura ellenistica e latina, ma ho indugiato soprattutto sulla visionarietà medievale. Che, grazie alla potenza immaginifica della religione cattolica, ne ha rimodellato le fattezze rendendoli inquietanti, infantili, bellissimi. Io li ho ricombinati-alterati-reinterpretati, impegnandomi a mantenerne la potenza più fantastica, più vera.
11. YESHU’A, STRALCI DA FRANCESCA BARBI MARINETTI
Mi sono interrogato sul volto di Cristo: l’immagine più rappresentata, la più raffigurata, e allo stesso tempo priva di testimonianze visive plausibili. Poi mi sono chiesto (se tornasse sulla terra) dove sceglierebbe di vivere. Me lo sono immaginato tra le coordinate geografiche dei luoghi del dolore: il suo volto bello ma allo stesso incredulo, tra i confini della Palestina, o tra quelli ucraini, di Lampedusa…
Un ultimo quadro (il più grande, con le coordinate geografiche della Terra, nella sua interezza) è dedicato invece all’Anello di San Pietro pescatore. Si tratta di un’opera arricchita dal patrocinio del Vaticano e del Comitato giubilare 2025, e dedicato a chiunque lanci reti, costruisca relazioni umane, orizzonti di pace.
12. TURANDOT IL MIO NOME È AMORE, STRALCI DA CORNELIA BUJIN
È il ciclo per me più recente (e dunque quello con il numero più alto di opere presenti) ed è dedicato al Centenario del suo debutto, avvenuto il 25 aprile del 1926. Esattamente in questa ricorrenza ho esposto a Milano (alla Scala) e a Lucca (nel teatro del Giglio Giacomo Puccini) una larga parte del ciclo pittorico. Che però in modo integrale rendo visibile per la prima volta a Bari, per questa mostra.
1, I NON LUOGHI
“È interessante sottolineare quanto l’arte di Picasso puntata sul mondo è un’arte stereofonica, e quella di Veneziano è un’arte invece volutamente silenziosa: capace di viaggiare tra diverse lunghezze d’onda, tra l’alto e il basso del sogno dell’arte.
Veneziano ha dunque il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante, ma anzi segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità. Qui, in questo percorso, le opere di Corrado Veneziano massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”
(Achille Bonito Oliva)
“C’è qualcosa di profondo nel lavoro pittorico di Veneziano: rappresentare l’ignoto in natura, la sostanza che crea la forma.
Per esempio, la “croce” è un segno che Veneziano riutilizza in modo originale per testimoniare l’esistenza di tracce di umanità anche negli spazi più anonimi: segni che diventano addirittura provocazioni alle quali dare un senso complesso.
La cosa importante che ho riconosciuto ammirando le sue opere è che siamo di fronte alla mano di un “artefice”, il che significa trovarsi di fronte allo svelamento di un’identità: l’arte di Veneziano trasforma i non-luoghi in spazi vitali”.
(Marc Augé)






Traguardi, Olio su tela, cm 150 x 200, 2009
Il fondo e la parete di una piscina: i minuti tasselli che li compongono evocano rifrangenze argentee e dorate, vive e dinamiche: suggestive.
Tramonti, Olio su tela, cm 80 x 200, 2005
Due strisce pedonali accanto ai lastroni di un marciapiede. Forse prima è scesa la pioggia, e ora un riflesso dorato accarezza la strada.


Resistenze, Olio su tela, cm 70 x 160, 2008
Alle radici non importa se le copriamo di asfalto o mattoni. Se vogliono, li divellano, reclamano il loro movimento. I petali festeggiano danzanti…
Terra Cielo, Olio su tela, cm 2002 x 150, 2011
Il gioco di strada più diffuso (con nomi sempre diversi) nel mondo. Ci abbiamo saltato tutti da bambini, con i piedi sui tanti rettangoli disegnati col gesso. Forse l’immagine di una casa.


Due tasselli per Wassily, Olio su tela, cm 45 x 25, 2010
Con il suo celebre libro “Punto, linea, superficie”, Kandinsky spiegava le mille direzioni che una diversa disposizione degli oggetti determina. Qui, la tensione è ascendente, forse spirituale.


Vetrate di via Cardassi, Olio su tela, cm 110 x 200, 2007
Tre vetri smerigliati, e dietro di loro una luce: è forse l’alba di una casa di periferia? forse di una fabbrica? di una casa antica?
1, I NON LUOGHI
“I loghi sono oggetti banali, ma nella trasposizione di Veneziano diventano un’apoteosi. In altri casi, è l’umorismo che salta agli occhi, e in altri casi ancora le forme dipinte sono sorprendenti, chiedendo allo spettatore di addentrarsi in in proposte visive ulteriori. Altri quadri, infine, sono al confine tra impressionismo e iper realismo
È questa ricerca dello sguardo che guarda, che mi intriga in Corrado Veneziano”
(Derrick de Kerckhove)




Traguardi, Olio su tela, cm 150 x 200, 2009
Il fondo e la parete di una piscina: i minuti tasselli che li compongono evocano rifrangenze argentee e dorate, vive e dinamiche: suggestive.
TGV Bruxelles Parigi 2014, Olio su tela, 2014
Un Qr code (all’epoca molto meno utilizzato e usuale) di un viaggio ferroviario nel centro dell’Europa più tecnologicamente avanzata. Ma qui le evocazioni sembrano antiche: latinoamericane, medievali, misteriose…
The strange apple, Olio su tela, cm 60 x 28
La celeberrima opera del Masaccio in un contesto più astratto, con la mela della azienda Apple a illuminare (sorvegliare?) il cammino dei due celeberrimi peccatori…
Una prima speranza per Palmira, Olio su tela, cm 50 x 110
Uno dei marchi italiani più noti e diffusi nel mondo. Si aggira tra le macerie della città di Palmira: a immaginarne una rinascita? a fiutarne un nuovo (inquietante?) sviluppo?


The Last food, Olio su tela, cm70 x 150, 2014
Il dipinto più famoso (legato alla cena più celebre) dell’arte occidentale. Davanti, una linea dorata che forse è un marchio commerciale, o semplicemente un bizzarro raggio di luce dorata…




SEGNI
TESTO DA INSERIRE


Tucidide, il Mediterraneo, l’Ulivo, Olio su tela, cm 150 x 200
L’incipit di una frase bellissima attribuita al filosofo e (forse primo, vero) storico dell’antichità classica: “le genti del Mediterraneo iniziarono a debarbarizzarsi quando…”. E la frase continua citando, in primis, l’Ulivo: “… quando impararono a coltivare l’ulivo”.


ISBN Antico Testamento, Incipit, Olio su tela, cm 80 x 140, 2015
“In quel tempo il Signore creò il cielo e la terra…”: è così che ha inizio una delle storie fondative della cultura e della spiritualità occidentale, e non solo. Qui i segni alfabeti ebraici sono massicci e nitidi, mentre i bar-code sembrano esplodere, potenti.


Erodoto, Storie, Olio su tela, cm 70 x 140
Erodoto viaggiava per guardare: esplorare e raccontare (al suo ritorno) le cose straordinarie che aveva visto. E qui la parola storia mostra la sua contiguità con teoria, teatro: guardare.